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Ontologie Pedagogiche

In allegato a questa pagina è possibile scaricare il file pdf del saggio Abbozzo di un’ontologia pedagogica, edito nel volume: N. Paparella, a cura di, Ontologie, simulazione, competenze, Amaltea edizioni, Castrignano de' Greci, 2007, pp. 29-68. ISBN 88-8406-084-2. 
Il saggio viene proposto all'attenzione della comunità degli studiosi di scienze umane e sociali che intendano leggerlo e, auspicabilmente, discuterlo. Devo ringraziare Francesco Bearzi, uno studioso, dottore di ricerca in filosofia, conosciuto attraverso la Rete, col quale ho iniziato un'intensa corrispondenza: egli, avendo letto il lavoro, mi ha proposto di sottoporlo alla discussione online, in modo da approfondirlo ed arricchirlo, anche per dare compiutezza ad alcune idee contenute nel saggio stesso, che aprivano a questa possibilità. 

In effetti, rileggendo le conclusioni, penso che Bearzi abbia ragione nella sua sollecitazione, alla quale volentieri aderisco.

"A quali condizioni è possibile fondare un’ontologia pedagogica nella post-modernità, cioè nell’era del politeismo dei valori? La prima condizione è che l’ontologia pedagogica non abbia una posizione direttiva. La seconda è un corollario: la ricerca di fondamenti deve pensarsi come un esercizio che è dentro un interconnesso esercizio di problematizzazione e chiarificazione di forme storiche, di modelli comportamentali e simbolici che ineriscono ai fatti educativi. Ogni sintesi, nella post-modernità, trae la sua forza dal grado di intersoggettività che riesce a creare. L’ontologia può essere dunque interpretata come lo sforzo a costruire degli artefatti concettuali capaci di avere un ampio grado di convergenza nell’ambito di una comunità scientifica, peraltro ricca di fermenti e di posizioni ideali. L’ontologia cerca di articolare il patrimonio di conoscenza per la quale un pedagogista possa dirsi parte di un determinato stile di pensiero, di un certo “collettivo di pensiero”. Poiché le idee non nascono per generazione spontanea, ma germinano “sulla base di un determinato patrimonio di conoscenza”, un’ontologia cerca di dar conto di quei presupposti dati che costituiscono il background a cui implicitamente si fa riferimento quando si ragioni di qualcosa in quel dato dominio di sapere.  É credibile che per quanti sforzi uno faccia di pervenire al sistema di costrizioni incondizionate che agiscono nel ricercatore, altri maturino idee differenti in ordine ai costrutti propri di un’ontologia. Possono pensarsi più ontologie, perché il lavoro che le produce è pur sempre un lavoro interpretativo, quindi revocabile in dubbio. La pedagogia, che ha statuto epistemologicamente debole, e quindi si trova esposta ad un intenso lavoro di revisione delle pratiche e delle teorie che la caratterizzano, presenta assunti fondamentali di malcerta stabilità. A fronte di quest’evenienza, possiamo qualificare il lavoro sulle ontologie come uno sforzo di traduzione dell’elaborazione pedagogica in termini di maggiore formalizzazione e precisione semantica, tanto, ad esempio, da poter pensare di utilizzare questo lavoro per dialogare efficacemente con un computer, che archivia, ricerca e ricompone il sapere prodotto in un dato ambito di sapere.
Il lavoro di chi si occupa di formulare un’ontologia si colloca ad un livello di valutazione metateorica dei risultati delle teorie. Ogni teoria formula giudizi che sono più o meno impegnativi sul piano ontologico. Possiamo vagliare se le altre asserzioni della teoria sono logicamente correlate con queste di maggiore valenza ontologica [...]".

(Questa pagina è stata pubblicata il 25 giugno 2012)
Pagine secondarie (2): Contributi Note bio-bibliografiche
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Salvatore Colazzo,
26 giu 2012, 00:11
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