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Abstracts
La cultura del ’68 fu, soprattutto, una liberazione da schemi, modelli, pregiudizi e la ripresa di un dibattito intenso per attuare una sistematica liberazione della cultura, per affidarle un compito di ri-fondazione della stessa vita sociale, nei suoi molteplici ordini e avvicinare tali ordini ai bisogni più radicali dei soggetti. 
Possiamo guardare a un ’68 “senza miti”, possiamo rileggerlo criticamente, nei suoi “pieni e vuoti”, interpretarne il ruolo di svolta e comprendere meglio il suo carico di tensioni, ma anche distillarne le aperture e le innovazioni ormai di “media durata” che tale anno-chiave (con i suoi “dintorni”) ha introdotto nella mentalità, nella vita sociale e, più dettagliatamente, nella cultura. 
A cominciare dalla pedagogia, che fu il sapere/agire, forse, più “bombardato” della cultura critica del ’68 e che uscì da tale avventura assai trasformata. Introiettando una visione – di - sé che è arrivata fino ad oggi, sviluppando un fascio di auto-analisi che ancora “fanno scuola”, rinnovando le pratiche educative in senso problematico e orientandole verso un telos (operativo e regolativo insieme) emancipativo, il quale ancora oggi tiene campo nella riflessività pedagogica.
Parole chiave: Rivoluzione Culturale, Pedagogia Critica, Istituzioni Educative, Comunicazione Educativa, Autoformazione.

1968 culture was, above all, a liberation from schemes, models prejudices, and the renewal of an intense debate to bring about a systematic liberation of culture in order to entrust to it the task of  refounding social life in its multiple orders and to bring those orders nearer to the more radical needs of the individual. We can consider 1968 “without its myths”, we can analyse it critically, in its positive and negative aspects, we can see it as a turning-point and understand better its various tensions. 
However we can also discover in it the openings and the innovations now of “medium length” which that key-year (with all that was connected to it) introduced into people’s mentality, into social life and, in more detail, into culture, beginning with pedagogy, which was perhaps the most attacked knowing/acting activity of the critical culture of 1968 and which emerged quite transformed from that experience. It introjected  a vision  of itself which has reached us today, developing a selection of self-analyses which are still a model, renewing educational practices in a problematic direction and orientating them towards an emancipating telos (operative and regulating at the same time), which even today holds its own in pedagogical thought. 
Key words: Cultural Revolution, Critical Pedagogy, Educational Institutions, Educational Communication, Self-Formation.
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Salvatore Colazzo,
10 nov 2010, 13:13
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