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Vetrugno

Abstracts 
L’incremento dei musei ecclesiastici in Italia, soprattutto in periferia, sollecita alcune riflessioni sulla loro istituzione in margine ai grandi centri, collegate, in primo luogo, alle necessità conservative di un patrimonio che documenta il vissuto ecclesiale percorso nei secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità. Anche nel Salento le opere d’arte e i tesori non più utilizzati a seguito della riforma liturgica hanno trovato idonea collocazione nei musei ecclesiastici, i quali, al di là della natura, delle finalità, della tipologia e dei rapporti con i musei dello Stato, meritano nel dibattito culturale una particolare attenzione per gli aspetti relativi alla didattica museale. Le testimonianze d’arte sacra, infatti, collocabili tra “beni culturali” e “beni cultuali”, rappresentano una istituzione pastorale, riconosciuta dai documenti ufficiali della Cei. Le prospettive culturali di un museo ecclesiastico - individuabili a livello storico, teologico e liturgico - sono, perciò, da ricercare soprattutto nella funzione pastorale. Un museo ecclesiastico, infatti, è uno strumento di presenza pastorale che, rappresentando il “valore aggiunto”, si risolve nell’ambito dell’evangelizzazione (intesa come annuncio a coloro che non conoscono la Parola) e della catechesi (intesa come conoscenza dei contenuti della fede). È, inoltre, una risorsa non soltanto per definire e precisare il senso dell’identità di appartenenza alla propria comunità, ma anche per alimentare il senso di tolleranza verso altre realtà e di integrazione sociale. 
Parole chiave: Musei ecclesiastici, Didattica, Pedagogia del Patrimonio.

The increase of ecclesiastical museums in Italy, particularly in suburban areas, arouses reflection on their being created on the edge of large centres, connected, first of all, to the necessity to take care of possessions that document the history of the Church in her cult, in her catechesis, in her culture and in her charity. Also in Salento the works of art and treasures that are no longer used because of liturgical reform have been suitably placed in ecclesiastical museums, which apart from the nature, the purposes, the typology and the connections with state museums, when speaking of culture deserve particular attention for the aspects relating to museum didactics. The examples of sacred art, in fact, which can be placed between “treasures of culture” and “treasures of cult”, are a pastoral institution, recognised by the official documents of the CEI (Italian Episcopal Conference). The cultural prospects of an ecclesiastical museum - to be found on a historical, theological and liturgical level - are, therefore, to be sought above all in their pastoral function. An ecclesiastical museum, in fact, is an instrument of pastoral presence which, representing the “added value”, turns out to be of importance in evangelising (understood as announcement to those who do not know the Word) and in catechesis (understood as knowledge of the contents of faith). It is, moreover, a resource not only for defining and explaining the meaning of the identity of belonging to one’s own community, but also for fostering a sense of tolerance towards other groups and situations and of social integration.
Key words: Ecclesiastical Museums, Didactics, Pedagogy Of Cultural Heritage.
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Salvatore Colazzo,
10 nov 2010, 13:33
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